USS NIMITZ CVN 68

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PREMESSA  E BREVI CENNI STORICI:

Quando si parla di modellismo statico navale vengono subito in mente quei bellissimi velieri che immediatamente ci affascinano e si fanno ammirare alle varie mostre per quell’insieme di manovre, alberature e decorazioni tipiche delle imbarcazioni del 18° e 19° secolo.

Con la comparsa della macchina a vapore e successivamente con i motori a combustibile liquido, le navi del XX° secolo subirono una mutazione sia sotto il profilo costruttivo e quindi dell’aspetto estetico, che sotto quello tecnologico, dotandosi sempre più di molteplici e sofisticati  sistemi d’arma nonché di  tecnologie d’avanguardia, tali da renderle all’altezza dei più svariati compiti operativi per i quali venivano progettate e realizzate.

Sommergibili, corazzate, torpediniere, incrociatori, dragamine, ma anche transatlantici, petroliere e grandiose navi mercantili, cominciarono ad apparire e solcare i mari di tutto il mondo in maniera sempre più numerosa, ma è solo durante gli anni venti che cominciò  a fare la sua prima comparsa la portaerei.

Ed è proprio di questa maestosa imbarcazione che vorrei parlare, perché per quanto sia la più giovane tra le navi che abbiano mai solcato i mari, dalla sua genesi ad oggi ha avuto un’evoluzione a dir poco sorprendente.

Questa nave, nata dall’idea di dotare la marina di una propria aviazione al fine di gestire in proprio le operazioni aeronavali, fu dapprima vista con un certo scetticismo dagli addetti ai lavori, dovuto soprattutto al fatto che gli stati maggiori della marina erano più propensi al potenziamento delle corazzate, vere signore dei mari d’allora, piuttosto che spendere energie in nuovi progetti rivoluzionari per l’epoca.

Non dimentichiamoci che si usciva dal primo conflitto mondiale, dove le corazzate avevano dato più volte prova delle loro potenzialità, creando quindi una linea di pensiero  tra gli ammiragliati delle varie nazioni che fu difficile da convincere a modificare.

Lo sviluppo proseguì comunque con tenacia, nonostante i non pochi problemi e relativi fallimenti, fino alla realizzazione delle prime vere e proprie portaereomobili.

Da lì a qualche anno la portaerei costituirà la vera soluzione alle operazioni aeronavali.

Episodi come Pearl Harbor, Midway, Mar dei Coralli, o la caccia alla Bismark nell’Oceano Atlantico contribuirono alla fine del secondo conflitto mondiale, a convincere in maniera definitiva i grandi ammiragliati mondiali a proseguire e sviluppare al massimo questo progetto.

Oggi, per dare un’idea di dove si è arrivati con lo sviluppo della portaerei, basti pensare che la classe delle ultime due nate, la “TRUMAN”CVN 75 e la “REAGAN” CVN 76 sfiorano le 98.000 Ton a pieno carico, ed è proprio a questa classe l’appartenenza del modello in scala 1:720 che ho realizzato e che di seguito illustrerò : la  USS “NIMITZ” CVN 68.

Questa portaerei presenta nella realtà una lunghezza di 332,90 mt, una larghezza di 76,80 mt ed un peso di 90,994 tonnellate, spinta da due reattori nucleari ad acqua presurrizzata A4W/A1G Westing House capaci di erogare una potenza di 260.000 hp raggiungendo una velocità di 30 nodi, garantendo un’autonomia in mare al suo equipaggio di 6.300 persone ,di circa vent’anni.

ANALISI DEL KIT

Nel panorama modellistico, la scelta è abbastanza buona e si trovano anche dei bei modelli partendo dalla scala 1:800 (Accademy) fino alla 1:350 (Tamiya, ICM, Trumpeter) passando per le relative 1:700 ed 1:720.

Quest’ultima è la scala scelta per questo modello “ITALERI” che assieme alla “REVELL” detiene una vasta scelta di portaerei.

Non si può dire lo stesso per il resto del naviglio prodotto dalle famose case produttrici quasi tutto in scala 1:700, negandoci così la possibilità di realizzare qualche bel diorama navale 1:720, e credetemi nonostante lo scarto così minimo, anche all’occhio del profano si fa notare.

Pazienza, il nostro modello farà comunque bella mostra di sé da solo e lo spettacolo è assicurato, credetemi!

Aprendo la scatola salta subito all’occhio il ponte di volo e lo scafo entrambi forniti in un solo pezzo. Quest’ultimo è realizzato con la linea di galleggiamento pretagliata, cosa molto ultile se, come nel nostro caso, andiamo a riprodurre il modello in waterline.

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Il resto del kit è composto dal grappolo delle eliche, le parti per la realizzazione della torre di controllo e dulcis in fondo gli aerei.

Gli aeroplanini della ITALERI, ma anche quelli della REVELL, non sarebbero male, ma le ali così non vanno proprio bene.

Mi spiego, le ali estese sono accettabili solo se il veivolo è in procinto di essere catapultato oppure in fase di agganciamento al cavo in fase di appontaggio, ma comunque rimedieremo egregiamente in seguito durante le varie fasi delle modifiche in corso d’opera.

Un altro fattore d’interesse sono le fotoincisioni della “Gold Medal Model” made in USA, che ho trovato casualmente al Model Expò di Novegro, e che ne vedremo la corretta applicazione di seguito.

Quindi dopo i dovuti preliminari per il controllo dei pezzi, passiamo ora alla vera e propria fase del montaggio.

MONTAGGIO PASSO PER PASSO

Scafo e ponte di volo

Cominciamo col tagliare longitudinalmente lo scafo lungo la linea di galleggiamento, operazione questa facilitata dal fatto che lo scafo è pretagliato, (e brava l’ITALERI.)

Puliamo il taglio dalle sbavature ed incolliamolo al pezzo che diventerà il fondo per la realizzazione del modello in waterline.

Tale pezzo a modello finito non si vedrà, ma è molto importante in quanto, oltre a rafforzare la struttura, ci permetterà di incollare la nave alla basetta con più facilità.

Attacchiamo ora le parti  che ci permettono di realizzare la poppa; qui prestiamo un attimo d’attenzione perché dovremo limare leggermente il pezzo per adattarlo meglio allo specchio di poppa e quindi eseguito ciò ultimiamo incollando il tutto al ponte di volo.

Importante! Prima di incollare il ponte di volo è bene rimuovere con il taglierino tutte  quelle parti che andremo a sostituire on il set di fotoincisioni, operazione che effettueremo più avanti, ed in questo caso tutte le reti di protezione poste sul bordo del ponte stesso.

A questo punto prendiamo la basetta e fissiamoci sopra la nave, possibilmente leggermente obliqua rispetto all’asse longitudinale della basetta stessa, per aumentare la “dinamicità” e rendere più tridimensionale il diorama statico.

Il mare – tecniche di realizzazione

Per realizzare l’acqua esistono vari metodi che vanno dalla resina epossidica trasparente, più adatta per rappresentare ruscelli, torrenti e piccoli specchi d’acqua nei diorami militari in scala superiore, la carta stagnola stropicciata e in seguito verniciata, o il vetro ad effetto acqua, la cui reperibilità è sì buona, ma occorre davvero un’arte particolare per ottenere un buon risultato, e poi non si presta per rappresentare una porzione di mare aperto, ma bensì è più indicata per specchi d’acqua ferma.

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La mia tecnica personale è quella comune e nello stesso tempo economica dell’utilizzo del “Das Pronto” o pasta  per modellare che dir si voglia.

Ebbene scolpire l’acqua con il Das è un divertimento, basta sapere subito come e che cosa di vuole realizzare, ed a tal proposito il consiglio migliore è quello di osservare molte fotografie, focalizzando l’attenzione sulle scie che le navi lasciano dietro di loro, in base alla velocità ed alle condizioni del mare.

Nel mio caso ho voluto realizzare una portaerei  ad andatura media con mare leggermente mosso.

Per prima cosa diamo una carteggiata con carta vetro a tutta la superficie della basetta che resta libera dall’ingombro della nave e passiamo poi su di lei una mano di colla vinilica stesa a pennello che consentirà un maggior ancoraggio alla successiva stesa del Das.

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Prendiamo quindi una ciotola con dell’acqua dove immergeremo dei pezzi di Das per ammorbidirli e in seguito li schiacciamo e stendiamo fino ad ottenere delle sfoglie dello spessore di c.a. 3-4 mm, poi li stendiamo sulla basetta uno per volta tutti intorno alla nave. Grazie ai lunghi tempi d’essiccazione del Das (c.a.24 h), possiamo tranquillamente plasmare l’effetto delle onde e le increspature con l’ausilio di vecchi pennelli mantenendoli sempre umidi con l’acqua della ciotola, cercando di intervenire sullo strucco in modo più irregolare possibile.

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S’insisterà quindi di più sulla zona di prua, dove la risacca generata dalla nave, creerà un “cavallo”d’onda più alto, dividendosi a destra ed a sinistra della nave determinando in questo modo la scia.

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La parte di scia così creata e la parte che risulta a poppa andranno quindi testurizzate poco prima che lo stucco inizi a “tirare”, così da realizzare l’effetto schiuma tipica dell’onda di risacca e dal movimento delle eliche.

Questa operazione va eseguita tenendo sempre sott’occhio le foto che abbiamo preso come campione della nave vera, e la scia deve essere proporzionata al tipo di naviglio senza rischiare di ottenere un effetto “off shore”.

Lasciamo quindi che lo stucco asciughi completamente per almeno 24 h e passiamo alle fotoincisioni.

 Le fotoincisioni

Vi ricordate che prima abbiamo detto che le fotoincisioni era meglio metterle in un secondo tempo? Semplice, poiché plasmare il mare con i pennelli con fotoincisioni già applicate avrebbe limitato notevolmente la libertà di movimento intorno alla nave rischiando irrimediabilmente di urtarle e danneggiarle con conseguenze disastrose.

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Le fotoincisioni della “Gold Medal Model” sono una meraviglia, anche se sono un vero rompicapo staccarle dal loro grappolo, ma una volta collocate al loro posto cambiano il modello in modo inequivocabile!

Quindi una volta completato il montaggio dell’isola e degli altri dettagli fotoincisi, quali antenne radar, scalette ect.  passiamo alla fase che più ci affascina …. La verniciatura.

La verniciatura

Facciamo il punto della situazione:

Ci troviamo ad avere un modello di portaerei completamente assemblato, air wing’s esclusi, in perfetta navigazione, ad andatura media e con mare leggermente mosso……….è già bella così, ma bisogna renderla vera!

Con l’aerografo stendiamo una mano completa di smalto opaco  Humbrol 125 ovvero il F.S. 36118 su tutto il modello (si può usare anche l’acrilico, non è proibito!)

Ora ci si chiede perché verniciare il tutto con il colore del ponte di volo?

E’ semplice, perché il grigio scuro consente di creare un fondo per la successiva verniciatura con il grigio chiaro, ovvero con l’Humbrol nr.129 F.S.36440, e così facendo si eviterà  la fase del lavaggio ad olio, che nel modellismo navale in genere, ha effetti disastrosi per la numerosa presenza d’antenne e particolari veramente piccoli e delicati. (vedi effetto goccione)

Questo non vuol dire che ci ritroveremo un modello senza “profondità”, poiché la tecnica che andremo ad utilizzare garantirà sia l’incolumità dei pezzi minuti sia l’effetto tridimensionale.

Passiamo quindi alla copertura mediante lastratura del ponte di volo.

Con molta attenzione perimetriamo dapprima tutto il bordo del ponte di volo utilizzando i nastri adesivi Tamiya, e successivamente il centro del ponte con nastro carta da carrozziere, fino a coprire interamente la superficie.

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Ora spruzziamo il modello con il grigio chiaro, operazione che nel nostro caso è stata effettuato con aerografo a bassa pressione , ugello 0.18, in posizione verticale e cercando di “striare” le passate evitando di uniformare la verniciatura, operazione forse un po’ “pallosa” ma di sicuro effetto.

Atteso almeno 24 h, tolto con molta attenzione il nastro dal ponte di volo, diamo una bella passata di trasparente lucido. Perché? Per la successiva fase dell’applicazione decal.. ovvio!!

Le decal di questa nave riguardano le linee spartitraffico che delimitano la zona di appontaggio e le zone di parcheggio degli aerei, le linee che delimitano gli ascensori ed il numero di identificazione “68” in questo caso.

Attenzione! Perché sono una vera avventura sistemarle! (Vedi la pazienza del modellista)

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Quindi passeremo un’altra mano di lucido per fissare definitivamente le decal e una volta asciutto, ancora del trasparente ma questa volta opaco.

A questo punto viene il bello! Dobbiamo cercare di creare quelle sfumature e quelle striature di ruggine tipiche su quelle parti di nave maggiormente sottoposte all’attacco della salsedine, in pratica dare alla nave un aspetto “vissuto”.

Quindi, con la stessa tecnica dei carrarmatari o aerofiti, usiamo i colori a gessetto, opportunamente gratiggiati e stesi in vari punti predefiniti, con l’uso di un vecchio pennellino (io ne uso due o tre per facilitare l’operazione).

I punti dove andremo ad “invecchiare” sono generalmente la sede delle ancore, detto anche “occhio di cubia”, sulle feritoie delle prese d’aria, sotto la balconata dei lanciamissili e sotto le guide degli ascensori.

Una raccomandazione: non insistere troppo con i gessi, altrimenti si rischia l’effetto “catorcio del mare”!

E adesso dedichiamoci a dare il colore all’acqua!

E’ noto che quest’elemento è molto influenzato dalla luce, profondità, condizioni meteorologiche ed a volte anche dall’inquinamento.

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