
(Kit
utilizzati: Dragon e Tamiya)
CENNI
STORICI
Il
Battaglione “Monte Cervino” viene costituito durante la prima
guerra mondiale, dove combatte a Passo della Borcola, sul Pasubio,
sul Monte Vodice e nella zona del Monte Grappa.
Sciolto
nel 1919 riprende vita nel 1940. Prende parte alle operazioni di
guerra sul fronte greco-albanese e nel 1941 viene nuovamente
sciolto. Nel novembre 1941 viene nuovamente ricostituito su due
compagnie sciatori e una compagnia di armi d’accompagnamento.
Nel febbraio 1942 viene inviato sul fronte russo nell’ambito del
CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia; a partire dal marzo
1942 viene inquadrato nell’ARMIR – Armata Italiana in Russia).
Sul fronte russo il Battaglione “Monte Cervino” sostiene aspri
combattimenti, specialmente a seguito degli attacchi sovietici sul
Don tendenti ad accerchiare il Corpo d’Armata Alpino (novembre
1942 – gennaio 1943). Nel 1943 il Battaglione rientra in Italia
e dopo l’8 settembre 1943 viene fatto prigioniero in Francia
dalle truppe tedesche.
Nel
dopoguerra (anni sessanta) a seguito della riunione dei singoli
plotoni dei paracadutisti alpini di Brigata nasce la compagnia
Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”.
Attualmente
gli Alpini del “Monte Cervino” sono di stanza a Bolzano alla
Caserma “Vittorio Veneto” e sono impiegati nella missione
internazionale in Afghanistan.
L’IDEA
Devo
premettere che ho svolto il servizio di Leva presso la Brigata
Alpina “Tridentina” e perciò conoscevo gia il ruolo svolto
dal Corpo d’Armata Alpino sul fronte russo (basti citare la
battaglia di Nikolajewka nel gennaio 1943). Inoltre sfogliando il
libretto edito dalla Osprey nella collana “men-at-arms” (1°
tomo de “Italian Army 1940-1945, nr. 340 “Europe 1940-1943) ho
trovato l’illustrazione di un alpino sciatore sul fronte russo,
dotato di camiciotto e pantaloni da neve, elmetto mod. 33 con
copertura mimetica completo di nappina e penna, cintura e giberne
da sciatori, manopole, passamontagna e maglione girocollo in lana.
Completano l’attrezzatura gli scarponi da sci. In altre foto del
libretto Osprey sono illustrate l’attrezzatura da sci e il gilet
in pelo di pecora, un vero “lusso” per quel fronte.
LA
REALIZZAZIONE DEL MODELLO
LA
SCENA
Inizialmente
volevo rappresentare un gruppo di alpini sciatori in un momento di
riposo intenti a provare un mitra sovietico PPSH 41. Non avevo peró
nella mia “banca dei pezzi” un mitra di questo tipo e perciò
ho acquistato la scatola di montaggio della Tamiya “Russian Army
Assault Infantry”. Esaminando i figurini della scatola ho avuto
l’idea di rappresentare un gruppo di fanti dell’Armata Rossa
sorpresi da un attacco degli alpini e costretti alla resa.
GLI
ALPINI
Ho
preso come base la scatola di montaggio della ditta Dragon
“German Ski Troop” in quanto con le opportune modifiche le
figure del kit offrono un’ottima base di partenza. Inoltre a mia
saputa è l’unico kit facilmente reperibile fornito di sci e
racchette da neve.
Per
prima cosa ho eliminato tutti i dettagli dalle uniformi non
compatibili con le divise italiane che volevo rappresentare.
Inoltre si è reso necessario assottigliare le maniche delle
giacche con una lima, in quanto i camiciotti italiani avevano i
polsini e non presentavano un taglio cosí sbracciato come quello
dei camiciotti da neve tedeschi.
Fatto
ció ho preso due figurini e ho applicato uno strato di stucco
bicomponente Milliput e dopo avere modellato grezzamente con acqua
e con le lamine del mio tagliabalsa la forma dei gilet di pelo, ho
tesaurizzato la superficie con una spazzola di metallo. Con questo
metodo sono riuscito a ricreare in maniera soddisfacente il vello
di pecora.
Per
il terzo alpino senza il gilet ho preso come base la giacca a
vento di taglio “tedesco” con tre tasche sul petto. Con il
tagliabalsa ho eliminato la tasca centrale e dopodiché ho
ricreato gli spacchi triangolari sui fianchi e sul petto
utilizzando lime e tagliabalsa. I lacci di chiusura sono stati
realizzati con pezzetti di plasticare Evergreen opportunamente
sagomati.
Per
realizzare le speciali giberne a quattro scomparti fornite solo
agli alpini sciatori ho utilizzato le giberne fornite dal kit. Per
prima cosa ho diviso le giberne in singoli segmenti e in seguito
ho incollato questi in gruppi di quattro all’altezza
dell’addome dei tre figurini. La cinghia passante dietro il
collo e la cintura sono state realizzate con listelli di
plasticard. Per realizzare i ganci di chiusura posteriori della
cintura ho utilizzato filo di rame opportunamente tagliato e
sagomato. Alla cintura dell’alpino fornito del mitra russo PPSH
41 ho aggiunto il portacaricatore di forma circolare, prelevato
dal kit Tamiya.
A
due dei tre alpini ho infine “concesso” di portare il
pizzetto, realizzato con piccole porzioni di Milliput.
Per
il terzo figurino ho scelto la testa fornita dal kit e provvista
di passamontagna.
Per
realizzare gli elmetti mod. 33 ho utilizzato degli elmetti
sovietici a cui ho asportato una porzione della falda laterale
dell’elmetto e sagomandoli con una limetta. La copertura
mimetica di stoffa è stata realizzata con stucco opportunamente
modellato. Anche la nappina portapenna è stata realizzata con
stucco.
Per
realizzare i tascapane ho utilizzato quelli forniti dal kit,
limandoli e tagliandoli opportunamente fino ad ottenere la forma
desiderata. Infine ho aggiunto i bottoni di chiusura, utilizzando
tondini Evergreen. La cinghia a tracolla del tascapane è stata
ricavata tagliando sottili strisce da un calendarietto
plastificato.
La
chiodatura degli scarponi, leggermente accennata sulle figure, è
stata rifatta utilizzando listelli e tondini di plasticard.
I
FANTI SOVIETICI
Ho
realizzato i tre fanti combinando diversi pezzi del kit “Russian
Army Assault Infantry”. Il kit è ben dettagliato per quanto
riguarda le divise e gli equipaggiamenti e le teste fornite sono
molto espressive.
Ho
scelto di rappresentare i soldati dotati del completo invernale
trapuntato detto “telogreika” e del berretto di pelliccia
detto “shapkaushanka”.
Le
modifiche apportate sono state limitate a quelle necessarie per
adattare le figure alla scena che intendenvo realizzare, tagliando
opportunamente gli arti e lavorando con limette e stucco Milliput.
Un figurino è in piedi appoggiato ad un costone di roccia e alza
solo un braccio in segno di resa, perché l’altro braccio
riporta una ferita dovuta alle schegge delle bome a mano italiane
(gli alleati le chiamavano “diavoli rossi” per via del
colore). Un fante è seduto a terra e ha una profonda ferita alla
coscia. Con la mano cerca di tamponare la fuoriuscita del sangue.
Il terzo fante appare disteso immobile sul lato della propria buca
ferito mortalmente.
Utilizzando
un pezzetto di plasticard ho aggiunto la fibbia per la cintura
dell’ufficiale (rettangolare con una stella a cinque punte).
Ai
berretti di pelliccia ho applicato i lacci di chiusura dei
paraorecchie utilizzando un sottilissimo filo di rame.
Sulle
divise ho eliminato le spalline rigide dei gradi, in quanto queste
sono state reintrodotte dall’Armata Rossa solo a metá del 1943.
Ho
utilizzato filo di rame anche per imitare i lacci di chiusura
degli zaini mod. 1915 (in pratica un semplice sacco di stoffa con
spallacci).
Avendo
letto che i sovietici utilizzavano il loro piccolo badile
portatile non solo come attrezzo di scavo ma anche come arma per
il combattimento ravvicinato, ho preso due badili forniti dal kit
e rappresentati con custodia di stoffa. Ho asportato la parte
superiore, conservando solo il manico. Dopodiché ho realizzato
con un pezzetto di scheda telefonica la lama di metallo del
badile, ottenendo due attrezzi pronti all’uso come arma
impropria da posizionare sulla basetta.
L’ARMAMENTO
Per
le armi sovietiche mi sono limitato ad utilizzare quelle fornite
dal kit Tamiya, praticando con un ago riscaldato i fori all’estremitá
delle canne. Ho utilizzato la fondina per la pistola “Tokarev”,
il mitragliatore leggero DP 28 con bipede e i mitra PPSH 41, sia
con il caricatore a tamburo da 71 colpi (!) che con il piú
piccolo caricatore semicurvo.
Per
realizzare l’armamento italiano ho dovuto ricorrere ad una
conversione piú complessa! Sono partito da moschetti di
fabbricazione cecoslovacca “Gewehr 33/40” in dotazione alle
truppe da montagna tedesche, i “Gebirgsjäger”. Due di questi
moschetti sono forniti dal kit, il terzo è stato ripreso dalla
“banca dei pezzi”.
Prima
di cominciare il lavoro sono riuscito a trovare dei disegni
tecnici del fucile mod. 91 e piú precisamente del moschetto mod.
91 che intendevo realizzare. Con l’ausilio di una fotocopiatrice
ho ridotto in scala 1:35 i disegni. Durante le fasi di modifica ho
confrontato continuamente il modello del moschetto 91 con le
fotocopie in scala per riuscire realizzare una fedele riproduzione
in scala dell’arma.
Per
prima cosa ho dovuto asportare alcuni pezzi del calcio, perché il
calcio del moschetto mod. 91 è privo dell’impugnatura dietro il
grilletto presente sul fucile che ho preso come base. Inoltre il
copricanna è piú corto e perciò ho dovuto tagliare una porzione
della parte anteriore. Dopo avere preparato in questo modo il
tronco dell’arma sono stato costretto a rifare con tondini in
plasticard e con pezzi di filo di ferro la canna e la baionetta in
posizione ripiegata. Con pezzetti di plasticard ho realizzato
anche il serbatoio per il caricatore posto anteriormente al
grilletto e la fascetta anteriore sulla canna del fucile, alla
quale è anche fissata la baionetta amovibile. Ho dovuto anche
realizzare ex-novo il mirino e la leva dell’otturatore, in
quanto la leva del mod. 91 è situata in posizione leggermente
avanzata rispetto al fucile dei Gebirgsjäger.
Le
bombe OTO 1935 sono state realizzate utilizzando le bombe tedesche
fornite dal kit e opportunamente modificate con tondini di
plastica.
Tutte
le cinghie delle armi sono state realizzate con strisce di stagno
ricavate dai copritappi delle bottiglie di vino.
LA
BASETTA
Ho
preso una tavoletta ovale commercializzata dalla ditta Amati e ho
preparato la base del terreno incollando corteccia di larice e
pezzetti di polistirolo sagomato.
Dopo
ho ricoperto il tutto con pasta per modellare DAS bianco e prima
che asciugasse ho inserito un pezzo di rametto per imitare un
tronco d’albero e diverse piantine secche e radici sottili per
imitare cespugli e rametti vari.
Quando
il tutto era asciugato, con colla vinilica e bicarbonato ho
applicato uno strato di “neve” su tutta la basetta.
La
corteccia è stata dipinta con diverse mani di colore acrilico
grigio con la tecnica del pennello secco in varie tonalità.
Per
imitare i ghiaccioli ho utilizzato dello sprue in plastica
trasparente tirandolo a caldo sopra una candela. Dopo è bastato
ritagliare i pezzetti nella misura necessaria. Per imitare lo
strato di ghiaccio sono bastate diverse mani abbondanti di vernice
trasparente lucida.
Per
imitare i bossoli sparsi per terra ho utilizzato un filo di ottone
molto sottile, tagliato in tanti piccoli pezzetti.
L’ATTREZZATURA
DA SCI
Il
kit Dragon è fornito di sci, bastoncini da sci e racchette da
neve. Per questo modello le racchette non sono servite ma sono
state depositate nella “banca dei pezzi” per future esigenze.
Gli
sci devono venire modificati solo leggermente per ottenere il
modello utilizzato dagli alpini. Bisogna peró fare attenzione al
fatto che gli sci non hanno una punta accentuata ma sono
leggermente arrotondati e hanno uno “sperone” finale
rettangolare. Inoltre l’attacco è ancora molto semplice con una
piastra trapezoidale e cinghie di cuoio. Manca del tutto
un’attacco di sicurezza (adottato dalle Truppe Alpine solo nel
dopoguerra).
I
bastoncini del kit imitano bene il bambú e il “piattello” è
in fotoincisione, dando al tutto un’aspetto molto convincente
– basta aggiungere le cinghie sull’impugnatura, utilizzando un
filo di rame.
LA
COLORAZIONE
Per
la colorazione ho utilizzato acrilici Humbrol, Maimeri e Ferrario.
Inoltre ho utilizzato smalti Humbrol, soprattutto per i colori
metallici come argento, alluminio ecc.
Su
tutti i figurini sono partito dalla tonalità di colore piú scuro
lumeggiando man’ mano fino ad arrivare al colore piú chiaro.
Ho
fatto un’unica eccezione per gli incarnati: quando avevo finito
con l’ultima luce ho applicato una leggera ombreggiatura per
accentuare parti del viso come narici, occhi ecc.
Per
le mimetiche bianche ho provato con successo a dare una mano di
fondo con un colore grigio molto chiaro, che ho schiarito con
diverse applicazioni di bianco con la tecnica del pennello secco.
Come
tocco finale a colorazione ultimata ho applicato una sottilissima
profilatura a tutti i figurini con colore a tempera diluito con
molta acqua per accentuare tutti i dettagli delle divise.
Per
colorare le parti metalliche delle armi ho utilizzato un
pennarello con lacca nera. Con la tecnica del pennello secco ho
poi applicato una lumeggiatura con colore alluminio (smalto
Humbrol). Per le parti in legno ho utilizzato colori acrilici. Ad
una base in marrone molto scuro ho sovrapposto con un pennello
molto fine delle nervature in due toni di marrone piú chiari per
imitare le venature proprie del legno.
Alber
Dietmar
RINGRAZIAMENTI
A
Harry per le foto in corso d’opera e a Maurizio per le foto
della scenetta finita
A
Franco e Silvano per le informazioni fornite sul contesto storico,
le uniformi, le attrezzature da sci ecc.
A
Silvano e Luca per i preziosi consigli sulle conversioni,
l’utilizzo di stucchi, la colorazione ecc.
A
Marco per la documentazione fornitami sugli alpini in Russia e per
i vari consigli sulla realizzazione di diorami invernali
BIBLIOGRAFIA
Osprey
– Men at Arms Nr. 340
Rex
Tyre – Soldati di Mussolini
A.
Mollo – Le Forze Armate della Seconda Guerra Mondiale
J.
Weeks – Armi leggere della seconda guerra mondiale
M.
Rizza – 4° Corpo d’Armata Alpino – Storia di una grande
unitá
G.
Rosignoli – Alpini
Eserciti
nella Storia – Nr. 11 maggio – giugno 2002
Opuscolo
dello S.M.E. – Esercito Italiano / profili storici
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