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BERSAGLIERE, VIII BATTAGLIONE CICLISTI, VERONA 1916 – FIGURINO METAL MODEL |
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La Grande Guerra, col suo duro carattere di guerra di trincea, parve sulle prime dovesse tarpare le ali ai reparti Bersaglieri, che pure erano stati notevolmente aumentati. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Verona divenne un centro strategico, nel quale passarono ed affluirono notevoli contingenti militari e per questo motivo divenne bersaglio di un’offensiva aerea già dal luglio del 1915 fino al settembre dell’anno successivo, le zone più colpite Piazza Erbe e le Regaste di San Zeno. Il 24 maggio del 1915 probabilmente la guerra la si immaginava ancora attraverso le pagine della ‘Vita Militare’ di De Amicis, sarà invece un conflitto spaventoso, condotto in trincea, in compagnia del fango e dei topi ed alla mercè delle intemperie, senza quasi mai una manovra od un’avanzata decisiva. La nuova atmosfera bellica e l’incontro con la realtà della guerra al fronte avevano già fatto capire che la stagione della ‘Belle Epoque’ era finita…non restava che berci su, in una qualche osteria lungo l’Adige. Un bersagliere in attesa di tornare al fronte, questa è un po’ l’idea che ci ha spinto a modificare un figurino ed ambientarlo per comunicare un’impressione, sulle orme di ben più titolati predecessori. Ma torniamo un po’ indietro, a quel reparto di bersaglieri. Le caratteristiche del fronte in gran parte montano erano tali da porre in maggiore evidenza le capacità degli Alpini, ma in più di un’occasione contro le posizioni trincerate avversarie, sbarrate dai reticolati, dal tiro micidiale delle mitragliatrici e dall’artiglieria venissero lanciati pure i bersaglieri, come truppa d’assalto. Per lo 8° Reggimento bersaglieri del colonnello Martinelli, mentre il III battaglione era ancora in Libia erano stati aggiunti all’organico loVIII battaglione ciclisti ed il XXXVIII, costituito ad hoc, la loro nuove basi divennero Udine e Santo Stefano di Cadore. Già nei primi scontri lo VIII riportò dure perdite, attorno al monte San Michele il 20 luglio, quando arrivò in cima sbalordendo gli avversari che però contrattaccarono con due intere brigate, appoggiate da un violento fuoco d’artiglieria. Nonostante la palese inferiorità i bersaglieri colsero alcuni successi ma a fine giornata furono costretti ad abbandonare la zona, tornando in retrovia per un periodo di riorganizzazione fino ad ottobre. Nell’agosto del 1916, lo VIII verrà inserito in uno dei reparti celeri costituiti per inseguire le divisioni austriache in ritirata dopo il fallimento della cosiddetta ‘Strafexpedition’, entrando in Gorizia il 9. |
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L’uniforme L’enorme numero di soldati mobilitati vestiva quella risalente alla fine del 1909, confezionata in panno grigioverde, che sostituirà quasi ogni altra tenuta prevista. La sua giubba aveva un taglio semplice e pratico ma senza tasche esterne, abbottonatura nascosta, colletto alto, maniche con risvolto a punta; inizialmente, sul retro a livello dei fianchi c’erano due spacchi chiusi da bottoni in frutto, che servivano a far passare il cinturino della buffetteria sotto la giubba. Sul giromanica, in alto, era applicato un cuscinetto di panno, chiamato scherzosamente ‘salamino’, destinato ad impedire lo scivolamento degli spallacci dallo zaino. Sul colletto erano cucite le fiamme cremisi a due punte con le stellette, sino a circa il 1917 sui ‘salamini’ c’erano i numeri indicanti il battaglione, seguito da una C (per ciclisti) , ricamati in bianco su di un rettangolo nero. Sulla manica destra, in alto, c’era lo stemma da ciclisti cucito in filo nero su sfondo grigioverde. Anche i pantaloni, del tipo ‘corto’ erano nello stesso panno grigioverde e provvisti di due tasche oblique sui lati. Le scomode ma economiche fasce gambiere erano in panno dello stesso tipo, coi calzettoni di lana si portavano gli scarponcini modello 1912, in cuoio naturale scurito dal grasso. Per i bersaglieri, a mò di soprabito, era prevista la mantellina a ruota modello 1912, in lana grigioverde, chiudibile con dei gancetti al colletto e più in basso,.con una linguetta e bottone coperto, sul bavero venivano portate le stellette. Finchè era possibile, lo spirito di corpo faceva portare il famoso cappello nato ancora con la costituzione del Corpo (1836) appena rivisto attorno al 1900. Esso era in feltro nero, con la parte inferiore della calotta contornata da una soprafascia in cuoio nero lucido, tesa ricoperta superiormente da tela cerata lucida con un piccolo orlo in cuoio nero lucido. Sul davanti della calotta, proprio sopra la tesa e contro la soprafascia, era fissata la coccarda tricolorecon un fregio metallico dorato con numero del reggimento in nero. Sul fianco destro, neanche a dirlo, era fissato l’inconfondibile piumetto in penne di cappone nere. Il soggolo era nero come la sua fibbia metallica. |
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Il figurino Tra la discreta serie di figurini in metallo bianco dedicata alla Grande Guerra del vasto catalogo Metal Modeles francese, si può trovare un baldo bersagliere. La mano di Didier Dantel si è ancora felicemente espressa in un figurino veramente bello, anche se ormai sul mercato sono diffusi i soggetti in resina, questa serie rimane sinora tra le poche più che discrete offerte. Non è neanche difficile migliorare un po’ la scultura, aiutandosi come si doveva fare sino a poco tempo fa con la media dei figurini. La base è un bersagliere, probabilmente di reparti arrivati per ultimi alla distribuzione e perciò con una normale divisa, non la giacca tipica del corpo, con ampie tasche ed un mascone interno, con fasce gambiere al posto dei gambali e con il cappello coperto da un telino grigio. Mentre nel caso dell’uniforme non si può eccepire molto, per il cappello si è costretti a scegliere, infatti esso è stato riprodotto con la forma normale, senza ricopertura, diventa palese ad un esame accurato. Il telino era più ingombrante e non si distinguerebbe bene tra cupola e tesa come invece si può sul figurino, anche ad occhio nudo. Di conseguenza, il cappello non è corretto verniciarlo di grigio ma va rifinito in più toni di nero, soprattutto ne consegue che l’ambientazione non può essere quella in prima linea. Vanno tolte cosi’ le giberne e la cinghia del moschetto ’91, sena faticare troppo basta usare una fresetta su trapanino mentre per tagliare e ruotare verso il basso il braccio destro è venuto utile un seghetto da tubazioni. La parte di uniforme che è fatale venga via dove si è fresato si può ricostruire in armonia con la zona circostante stuccando con cura, si è rivelato sorprendentemente buono ancora lo stucco Tamiya, reso più liscio con gocce di cianoacrilato dove più serviva. Si è tornati al trapanino e fresetta per alleggerire la mantellina nello spessore delle pieghe ed attorno al colletto, ma anche per le più delicate fasi di lavorazione della nuca, per abbassare il taglio di capelli troppo ‘abbondante’ per l’epoca. Pure il cappello ed il suo piumetto sono stati ripassati con una fresetta, specie il piumetto per renderlo meno massiccio e staccato dalla figura. Ultimo lavoro, come al solito, due perni metallici nelle calzature, in modo da aiutare poi il fissaggio alla basetta e la successiva fase della colorazione. La basetta è ordinaria ma è stata abbassata, ‘pettinata’ con una microlama seghettata Sign per avere cosi’ un fondo più a effetto legno in scala, poi con l’aiuto di un righello d’acciaio sono state incise le assi del pavimento. La botte viene da materiale per navimodellismo, è stata migliorata affinandone i dettagli ed incidendone le varie doghe. La sedia impagliata è della benemerita Historex, che molti anni fa la prevedeva in un set apposito, con sgabelli ed una panca. Essendo in plastica va incisa sempre con la microlama per darle un aspetto più ruvido. Anche il piatto e la bottiglia sono in plastica, della stessa marca. |
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La colorazione Il pavimento sarebbe già in legno, dopo una prima mano di colori ad olio Bitume e Bruno Van Dyke va strofinato in modo che s’impregnino le assi. Dopo una settimana basta aggiungere un leggero drybrushing ad acquerello. La botte è anch’essa già in legno, è sufficiente invecchiarla con del Bruno Van Dyke mescolato a del Rosso vinaccia, pure stavolta strofineremo via l’eventuale eccesso. Lungo le doghe, un tocco di realismo è far correre un po’ di rossiccio, nero o marrone scuro. Per il figurino ovviamente è necessario più impegno, la miscela di base è costituita dal buon vecchio verde Matt 30 Humbrol con aggiunto verde scuro HG 16 (RML 81), per ‘staccare’ maggiormente la mantellina va completata aggiungendo alla miscela una puntina di nero, viceversa i pantaloni vanno un po’ schiariti. Altra differenziazione per le fasce gambiere, verniciate con una miscela di verde Matt 30, Khaki 26 ed una puntina di grigio. Ad asciugatura avvenuta, esse vanno contornate con del nero ad olio, applicato anche sull’interno delle pieghe, ma senza esagerare. Un leggero drybrushing in verde più chiaro ed in grigio chiaro per le fasce gambiere completeranno l’uniforme. Sul cappello, verniciato in nero semilucido, va verniciata la coccarda tricolore ed il distintivo dorato del Corpo. Come si vede, non è un pezzo che brilli per accostamenti di colori ma che darà comunque soddisfazione, anche per ricordare un Corpo scelto come quello dei Bersaglieri
TALLILLO Andrea e Antonio Bibliografia : - L’uniforme grigioverde (1909-1918) –S.M.E. - Il soldato italiano dal 1909 al 1945 – Rivista Militare 1988 - Soldati della Prima Guerra Mondiale –Europa Militaria n. 3 – 1990 - La guerra italo-austriaca 1915-1918 – Albertelli 1991 - The Italian Army of World War I – Men at Arms 387 – Osprey Publishing 2003 - Soldati della Prima Guerra Mondiale –Europa Militaria n. 3 – 1990 - La guerra italo-austriaca 1915-1918 – Albertelli 1991 - The Italian Army of World War I – Men at Arms 387 – Osprey Publishing 2003 |
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