Festungs

Festungs Pantherturm Kompanie 1,   Linea Gotica 1944

Tatticamente, la Wehrmacht fu maestra nell’usare fortificazioni campali, specie sul nostro territorio, sul quale la difesa fu organizzata su più linee scaglionate in profondità, è vero che nessuna di esse era neanche lontanamente paragonabile alla Sigfrido od alla Maginot ma d’altro canto il ricorrere a posizioni statiche era in realtà un obbligo imposto dalle contingenze. Le fortificazioni di queste linee erano elementi naturali rinforzati da ridottini imperniati anche su torrette di panzer. Il tipo di linea campale permetteva di usare con sagacia i pochi reparti disponibili, divisioni a ranghi ridotti che avevano ancora buone disponibilità operative grazie all’organizzazione ed alla fitta rete di comunicazioni delle zone retrostanti. Le linee incanalavano verso zone più impervie gli attaccanti che perdevano cosi’ il loro slancio pur avendo di fronte ben poche opere permanenti. I primi  attacchi in forze alla Linea Gotica furono tentati fra il 25 agosto ed il 26 ottobre, l’azione creò un cuneo lungo la costa adriatica, attraverso il quale alcuni reparti canadesi poterono arrivare sin quasi a Cattolica e Rimini, costretti comunque a fermarsi di fronte alla tenace resistenza tedesca.Un altro sfondamento verso Massalombarda a sud ovest di Bologna la rese ormai inutile. Una delle torrette più potenti era quella del carro medio Panther, ben protetta ed armata, in grado cosi’ di contrastare molto efficacemente l’avanzata alleata. La 1 a compagnia di questo genere, organizzata con personale della 15 a Pz Grenadier Division, operò prima nella zona di Cassino a fine aprile 1944, poi sul lato est della Linea Verde, zona Rimini e Pesaro dal luglio.

L’uniforme     

L’uniforme tedesca dei carristi, dal taglio particolare e pratico, che già aveva ispirato quella per i reparti d’artiglieria e controcarro semoventi, diede origine anche ad altre due varianti, meno note. L’ultima si ebbe nel 1942, una versione in tela di cotone verde rossastro (Particolare 1 ), larga nel taglio in modo da poter essere indossata anche sopra quella nera, con revers al colletto più piccoli, i bottoni erano in materiale plastico nero. Sul petto a sinistra c’era una grande tasca a toppa con aletta, le maniche erano ripiegabili. Le camicie del periodo erano in lana grezza, color grigio scuro o grigio topo. I comodi pantaloni erano nello stesso materiale, abbastanza ampi per poter essere indossati sopra altri, con cinque tasche a pattina, due molto profonde sui fianchi, due posteriori ed una grande sulla coscia sinistra. Le estremità erano affusolate e con un’apertura a due bottoni che permetteva di rimboccarli sopra le calzature. La cintura era integrale, in tela di canapa grigia e passanti esterni, si potevano usare anche le bretelle, pero’. Sul giubbetto, l’insegna nazionale era grigio-topo su fondo feldgrau , cucita a destra tra il quinto ed il sesto bottone, si portavano inoltre mostrine al colletto e controspalline, nonché gradi da braccio - grigio-topo su feldgrau. Controspalline e distintivi di specializzazione ed altri, erano quelli previsti per le uniformi di servizio modello 36 e 43, ma una descrizione più specifica ci porterebbe fuori dal seminato e del resto esistono ben altri testi al riguardo. Nel 1944 era ormai entrata in uso, complice la sua trama  a lisca di pesce che dava resistenza e praticità nel lavaggio,  anche come tenuta ordinaria, ormai con un tessuto tendente al grigio e qualità di gradi ed insegne bassa. I rifornimenti saltuari e le necessità pratiche e locali portavano, anche nell’ambito dello stesso reparto, ad uniformi di vario aspetto, in questo la frammentazione dei reparti non dava certo una mano. La truppa aveva gradi portati sul braccio a sinistra, i soldati scelti un’insegna costituita da un soppanno circolare verde-blu scuro o feldgrau, con una stelletta romboidale grigio-bianca al centro (2). I galloni dei graduati (3) erano una o più strisce di passamaneria bianco argento da 9 mm, su fondo anch’esso verde-blu scuro o feldgrau. Il grado più alto prevedeva la combinazione di una stelletta romboidale coi galloni a ‘v’, ma dal 1942 non erano stati più assegnati (4). Col procedere del conflitto, nonostante si cercasse di riportare i gradi da altre uniformi, furono diffusi galloni di bassa qualità, grigio verdastro su fondo feldgrau o addirittura cotone verde. A proposito di maniche, ricordiamo che i marescialli maggiori e marescialli aiutanti, che avevano posizione particolare all’interno della loro unità, equivalente se vogliamo a quella del sergente maggiore ‘di reggimento inglese, portavano due fascette di passamaneria bianco-argento attorno alle maniche, a circa 13 cm dall’orlo inferiore (5).  

Dall’agosto del 1942 era stato introdotto un tipo di gradi da braccio per ufficiali e sottufficiali, in origine solo per gli indumenti mimetici ma il cui uso si allargò anche a tute ed uniformi particolari, ovviamente portando questi nuovi gradi non si portavano le a volte troppo evidenti controspalline. Portati sul braccio sinistro, 10 cm al di sotto del giro manica, essi erano costituiti da semplici striscette di stoffa verde – da 1 a 5 - cucite su fondo nero per i sottufficiali (6), mentre per gli ufficiali inferiori erano da 1 a 3, con aggiunte foglie di quercia (7) e per i gradi sino a colonnello sempre da 1 a 3, ma con l’aggiunta di due foglie di quercia (8). Le mostrine (9) erano formate da rettangoli di stoffa nera, bordati nel waffenfarbe (colore dell’arma) rosa e con appuntate le teste di morto in alluminio, per tutti i gradi. Le controspalline erano anche un elaborato sistema per indicare, oltre al grado in sé, pure l’arma ed il reparto d’appartenenza. Per la truppa (10) il waffenfarbe compariva nel bordino esterno e nel numero e sigla dell’unità ricamato, ma nel 1944 era più comune l’uso di fascette di leggera stoffa feldgrau, con numeri ricamati in bianco. I sottufficiali (11) avevano in più un bordo interno sottoforma di una ‘tresse’ ovvero una striscia di passamaneria bianco-argento, con l’aggiunta di stellette romboidali (da nessuna  a tre, secondo i gradi), il numero o sigla dell’unità erano in metallo bianco argentato.  Anche in esse l’economia di guerra portò un generico impoverimento, con la ‘tresse’ diventata di seta giallo-grigiastra o verdastra e fascette di reparto come sopra. Per indicare l’attesa di nomina ai gradi superiori, era usato un sistema di striscette di passamaneria da 9 mm, portate trasversalmente, una per  chi stava diventando sottufficiale, due nel caso di nomina ad ufficiale (A).  Gli ufficiali inferiori avevano controspalline un po’ più strette (12), con un soppanno nel colore dell’arma, sul quale erano applicate due doppie trecce di cordino d’alluminio, e stellette romboidali dorate (da nessuna a due secondo i gradi), numeri o sigle d’unità anch’esse in metallo dorato, comunque copribili con fascette feldgrau. Per tutti i gradi, i bottoni che assicuravano le controspalline al giubbetto erano in metallo argentato, spesso ridipinti in feldgrau e più tardi in grigio scuro. I distintivi di specializzazione (13) previsti per la truppa ed i sottufficiali erano ricamati in cotone o seta gialla, su fondo verde-blu scuro, circolare od ovale, portati per esempio sul braccio sinistro in alto, come quello del personale trasmissioni (A) che aveva il fulmine in waffenfarbe rosa, o sulla manica destra in basso come quello del sergente tecnico (B) o sul braccio sinistro in basso (cannoniere scelto), con granata, fiamma e serto di foglie (C).

 L’equipaggiamento, dovendo operare comunque in spazi non troppo grandi, era ridotto al minimo, a volte al solo cinturone (14). Il cinturone da truppa e sottufficiali (A) era in cuoio nero con fibbia metallica piatta, a volte ridipinta in verde, gli ufficiali ne usavano uno in cuoio marrone, a fibbia rostrata (B), che dalla fine del luglio 1943 doveva essere in teoria tinteggiato di nero o sostituito con cinturoni neri. Dal 1943, furono sempre più fabbricati in cuoio sintetico o materiale simile al cuoio (Press-stoff), di bassa qualità. Le fondine da pistola furono di vario tipo, quello illustrato (15) è quello nero per la Walther P38, come in cuoio nero era il portamappe regolamentare (16), portato sul fianco destro, ne esistevano di altre fogge ma in cuoio marrone. Gli stivali di cuoio nero, dal 1941, furono forniti discontinuamente e dal 1943 sostituiti di frequente con scarponcini neri (17). I binocoli erano portati senza contenitore, solo col pezzo che proteggeva le lenti (18), a volte anche ricoperti da pezzi di materiale mimetico nel corpo centrale.            

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Il figurino

 E’ quello, molto interessante, della ungherese Corpus, il  35-006, apparso nel 2005 e molto adatto alla bisogna, per tenuta e posa. Lo stampaggio è più che buono, sono stati molto ben resi il panneggio ed i dettagli come per esempio le bretelle ed anche l’espressione del viso è particolarmente riuscita. Peccato che da molto tempo questa innovativa linea non abbia presentato nuove uscite !  

 L’ambientazione ed il tipo d’uniforme ci portano ad una piccola sfida, potendo usare solo una gamma ristretta di colori e diversificare leggermente le tinte, ma ovviamente senza potersi troppo discostare da uno standard riconoscibile. Inoltre, il giochetto non può essere uguale ai pantaloni, essendo tessuti diversi – con pieghe diverse - il primo andrà riprodotto più chiaro, con la base Humbrol 31 di base, ombreggiato mescolando un po’ di blu ed i pantaloni in Humbrol HM 8 con ombre in terra d’Ombra naturale e lumeggiature giallastre. Per le parti ‘scoperte’ ci sono colori che con più o meno fortuna possono imitare una tinta plausibile della pelle, questa si otterrà sempre meglio attraverso miscele, più naturali dei colori già pronti ed anche più pratiche per effettuare chiaroscuri ‘al volo’ . Una miscela d’accettabile realismo si può comporre con rosso, crema chiaro e giallo, per il viso, considerato a torto troppo difficile, in realtà useremo le poche regole comuni. Si comincia col dipingere gli occhi con due zone di bianco o meglio ancora azzurro molto chiaro, lasciandole asciugare benissimo. Poi, con u  pennello molto sottile, delimitiamo le palpebre superiori in marrone, dipingendo successivamente le pupille. Si deve prestare particolare attenzione ad esse, perché loro dipenderà molto dell’espressione finale del volto. Quando tutto l’assieme è asciutto, si può passare ad ombreggiare, applicando colori ad olio come Terra di Siena diluita o con una punta di marrone, prima sui lati del naso, la parte superiore delle orbite, il labbro inferiore, le orecchie  e l’attaccatura dei capelli. Rilievi di luce in altre zone non ne abbiamo applicate, data la scala. Il taglio di capelli del figurino è veramente realistico, abbiamo scelto di riprodurli bruni - evitando il solito tedesco biondo – partendo da un marrone scuro a smalto, con Terra d’Ombra per le ombreggiature e piccoli colpi Ocra per lumeggiare.

             Tallillo Andrea e Antonio  

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Bibliografia  

 

-          German army uniforms and insignia 1933-1945 – Arms and Armour Press, 1977

-          The Panzer Divisions (Revised Edition) – Osprey Men at Arms Series 24,

Osprey Publishing , 1982

      -     Military forces of the Third Reich – Wild Mook 39 – World Photo Press, 1980