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Panzernest - (Bunker in Italia) |
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I punti di forza della Linea Gotica (o Linea Verde da metà giugno 1944), più che le caratteristiche delle sue opere erano lo sfruttamento di ostacoli naturali e la presenza di capisaldi disposti in profondità, coi quali era agevole rallentare e parare gli attacchi con perdite accettabili per i reparti difensori, del resto mai sufficienti a presidiarla tutta con più criterio. I classici bunkers di cemento, armati con cannoni di buon calibro erano l’eccezione, essi erano integrati da alcuni tipi di postazione meno cospicui, come torrette di carro armato od il particolare piccolissimo bunker metallico, sviluppato attorno al 1943 proprio per entrare a far parte di linee fortificate. Con la solita pragmaticità tedesca, era infatti stata studiata una postazione prefabbricata, facile da mettere in opera e dal fuoco efficace. Si presentava come una specie di testa di vipera, montata su di una parte inferiore a plinto. La ‘testa’ era un pezzo fuso, con una feritoia anteriore protetta da una scudatura mobile, un portello posteriore per l’equipaggio e con poche altre aperture. Le dimensioni erano sufficienti per due soldati, che in fatto di comfort non dovevano essere certo messi bene. Internamente, la maggior parte dello spazio disponibile era occupata dall’installazione di una mitragliatrice – all’inizio una MG 15, poi una MG 42- , con un buon campo di tiro ma limitata elevazione e depressione, dalle riservette per i nastri di cartucce, dal primitivo sistema d’aerazione ed evacuazione dei gas di sparo, due scatole per attrezzi e ricambi per l’armamento, un telefono da campo e cosi’ via. Il sistema di trasporto era semplice ed anche quello per posizionarlo, veniva calato con una gru in una fossa scavata appositamente ed una volta piazzato e mimetizzato era l’uovo di Colombo perché offriva un bersaglio ristretto all’artiglieria ed agli attacchi aerei. Il terreno antistante veniva spesso minato, per il resto la terra di riporto e le reti davano ancora meno percettibilità. La loro disposizione, raso terra ed in modo da poter sovrapporre il loro campo di tiro con quello di altre postazioni, li rendeva efficaci nel ritardare ogni avanzata della fanteria avversaria, non erano pero’ difendibili bene da attacchi più mirati. Usato per la prima volta sul fronte orientale, questo tipo di mini-bunker fu poi introdotto anche sul fronte italiano, dove alcuni esemplari furono addirittura presi prima di essere piazzati. Almeno una fu trasportata allo APG ed esaminata, ma se ne sono perse le tracce. Almeno un’altra è ancora visibile in Polonia al Museo di Kolobrzeg mentre, ironia della sorte, in Italia ne è rimasta più d’una, perchè, diventate ‘Blindamento tipo A per mitragliatrice’ furono riciclate quando esigenze difensive fecero realizzare all’inizio degli anni ’50 un sistema fortificato alla frontiera orientale. Per esempio, nella zona dei ponti sul Tagliamento ne vennero impiegate una ventina ed in seguito altre, reperite un po’ dappertutto, troveranno una nuova collocazione. Mai usate e neanche aggiornate nelle dotazioni, divenute veramente obsolete verranno gradualmente dimesse a partire dal 1992.
Il kit in 1/35 Un soggetto di questo tipo potrà sembrare tratto da un fumetto di guerra, a prima vista, ma invece è stata un’arma reale, documentata anche bene in italiano grazie ad uno dei più validi nuovi autori, Daniele Guglielmi. Nel suo molto interessante libro dedicato ai panzer in Italia, un bel capitoletto presenta il piccolo bunker con dovizia di particolari, e di recente anche Military Modelling se n’è occupata con un approfondito articolo dell’eclettico S.Zaloga. Non ci sono più alibi, perché dopo l’esempio del kit in resina della Farina Enterprises, poco reperibile, siamo ora in presenza di un kit in plastica della RPM polacca, distribuito nel nostro Paese dalla DOC MODELS. In pratica è proposto l’intera struttura, vuota, completa di sistema di traino il che permette più di una soluzione per ambientarlo in una scenetta. In teoria si potrebbe costruirlo e lasciarlo cosi’, da piazzare, con un figurino americano seduto sopra, o, al top, farlo mentre viene spostato dalla gru di un carro recupero M31 americano – niente paura, c’è tanto di foto, anche famosa! Il kit 35018 è veramente basico, consiste di sole due stampate di plastica biancastra, di buona lavorabilità, in certi punti il livello di dettaglio si abbassa – per esempio la mitragliatrice e la sua installazione sono poco nitidi – ma in generale la struttura non pone troppi problemi di rifinitura, a meno che non si voglia riprodurla con gli interni. Nella confezione è contenuta una bandiera per il riconoscimento aereo, ma nel periodo in questione non se ne usavano più, erano troppo vistose e di aerei ‘amici’ non ce n’erano più moltissimi. Realizzazione del kit I veri modellisti sono sempre a caccia di qualche ‘scenografia’ insolita per i loro figurini e ben vengano kits come questo, che ci evita le solite rovine di case o chiese, ben più ingombranti ed adatte a fare da sfondo a mezzi corazzati o veicoli. Inoltre, sarà un bel diversivo dai mezzi cingolati, anche se alcune tecniche ci riporteranno idealmente ad essi mentre con altre faremo esercizio utile ad altre future realizzazioni. Si spera anzi che più modellisti s’interessino all’argomento bunkers e torrette ‘a terra’ che è molto più vasto di quel che non sembri. | ||
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Il bunker in questione presenta alcuni particolari, riassumendo potremo apprezzare la feritoia anteriore (Tav. 1 – Particolare 1) con la sua scudatura mobile (2), i ganci di sollevamento a pomello (3), i fori laterali usati per il singolare metodo di trasporto, chiudibili presumibilmente dall’interno quando si passava alla fase ‘in action (4), i due periscopi alzabili ed abbassabili nel cielo (5), i ganci di sollevamento ad uncino (6). Passando alla parte posteriore, c’erano altri due ganci di sollevamento a pomello (7) e la presa d’aria protetta (8). ’ | ||
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Abbiano preferito realizzare il nostro ‘Panzernest’ già interrato e pronto, perciò c’è da tagliare via la parte inferiore. E’ un classico lavoretto da farsi con molta attenzione e precisione (9), aiutandosi magari con un blocchetto di legno truciolato completato a mò di lisciatoio, con incollato un foglio di carta vetrata a granatura media. Con un movimento circolare appianeremo le due parti, tenute assieme con del nastro adesivo. Quando proveremo, su una superficie piana, che i due pezzi di plastica appoggiano bene potremo incollare i due gusci, inserendo da dentro dei pezzi di plasticard per irrobustire il tutto (10). Quando la colla ha fatto presa, si lavora alla feritoia anteriore, dandole più spicco , al portellone posteriore e alla presa d’aria posteriore. Le aperture per i periscopi nel kit sono contenute in una piastra realizzata a parte, magari era anche cosi’ ma in scala non si apprezzerebbe, è meglio incollare la piastra al cielo (11) stuccandone i bordi e realizzare uno dei due periscopi in funzione, l’altro per prudenza a riposo, perché erano vulnerabili nonostante la striscia paraschegge anteriore (12). La superfice esterna, per dover riprodurre il metallo in fusione, è veramente troppo liscia, mentre ogni fusione comporta il contrario- E’ facile rimediare, con una mano di stucco Tamiya, applicato un po’ per volta con una spatolina fatta in casa, in pratica uno spillo a punta piana infilato a caldo su di un pezzo di sprue. L’opera sarà un po’ lunga ma un paio di leggeri strati dovrebbero bastare, una volta asciutta la superfice la tratteremo leggermente con una fresetta montata su trapanino e avremo un bell’effetto fusione (13) La mitragliatrice, presumibilmente una MG 15, è facilmente sostituibile con una MG 42, molto più diffusa all’epoca. Il portello posteriore, se riprodotto chiuso, non è nulla di più facile, basta sostituire il gocciolatoio (14) e migliorare i cardini inferiori (15). Se invece volessimo riprodurlo aperto, a parte la conseguenza di dover riprodurre pure gli interni – assolutamente basici nel kit – c’è che la faccia interna è ovviamente più complicata in quanto a particolari. Controllando alcune delle foto disponibili, cosa che va sempre fatta, nel dubbio, si possono apprezzare una modanatura a ‘cerniera lampo’ (16), un rinforzo interno, in rilievo nella maggior parte dei casi oppure dall’aspetto ‘ribattuto’ (17), i meccanismi d’apertura-chiusura dall’interno, quello sinistro (17) diverso da quello destro (18), una semplice maniglia (19) che è consigliabile rifare con del filo di rame di opportuno spessore ed | ||
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una catenella (20) che a quanto pare era d’aiuto per richiudere il portello senza sporgersi troppo all’esterno. Prima ancora di incollare il portello aperto, non dimentichiamoci di riprodurre sui bordi del bunker il segno del taglio dell’apertura col flessibile (21) Sulla sinistra del portello, su alcuni esemplari, era pure applicato il contrassegno a rilievo che serviva ad identificare la fabbrica costruttrice (22). Il tubo laterale per l’espulsione dell’aria e dei gasi di sparo va aggiunto per ultimo, è stato rifatto con dello sprue tornito e forato nella parte più corta. (23), innestato sulla parte verticale del pezzo originale del kit. | ||
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Ora prepariamo la base che dovrà ospitare il piccolo bunker, si può partire con l’inserimento di due foglietti di compensato incollate col vinavil alla cornice di un portafoto. Dopo un paio di giorni si disegna con la matita l’ingombro del pezzo e la posizione degli eventuali figurini. Avendo scelto di riprodurre il bunker parzialmente interrato sarà meglio controllare l’assetto del pezzo in una qualche foto storica, cercando di riprodurre un terreno realistico. Per non dare un’idea stonata, la cosa più semplice è inserirvi alcuni elementi scenici che inducano lo spettatore ad immaginare uno scavo. Può andare bene un bidone in resina tagliando via il 70 % della sua lunghezza, quel che resta, una volta inserito farà la sua figura. Lo stesso vale per delle cassette in resina, tagliate ed incollate, che riprodurranno quelle vuote delle munizioni per la mitragliatrice.Si può anche usare un contenitore per canna di ricambio di mitragliatrice (24), reperibile in confezioni Tamiya o Dragon. Non resta poi che fissare il pezzo principale, il bidone e le cassette per mezzo della colla a due componenti, ora disponibile anche in una confezione della PRO-TEC con pistoncino che li dosa perfettamente. Quando i pezzi saranno ben fissi, stenderemo con colori Humbrol una mano di metallo naturale sul bunker e sul bidone, ed una di legno naturale sulle cassette. Attorno al bunker possiamo inserire, zona per zona, altri piccoli elementi come mattoni o pezzetti di gesso provenienti da confezioni di case nella stessa scala, ovviamente se possibile già danneggiate, senza doverle acquistare apposta. E’ anche vero che nella banca dei pezzi, usando fantasia ed inventiva, troveremo senz’altro qualcosa di ancora utile. Sempre con la colla bicomponente fisseremo eventuali sassi affioranti, poi un leggero strato di Das bianco, steso anche sulla basetta, renderà il terreno armonioso e sarà qui che inseriremo cespugli, rametti ed erba. | ||
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Per la colorazione del ‘Panzernest’ vero e proprio, è preferibile restare su di un colore minio, in quanto non tutti venivano verniciati. Dalle foto rimaste, in bianco e nero, non è facile mettere la mano sul fuoco e pontificare ‘Era cosi’!’, la tonalità chiara è compatibile con la resa del minio e solo in ben pochi casi esiste una mimetizzazione sfumata in verde, sul colore di base minio; i contrassegni ovviamente non erano previsti. Ce la caveremo con alcune mani di colori ad acquerello, Bruno e Terra di Siena Bruciata daranno un aspetto più scuro, da metallo arrugginito. Con dell’acqua si può in seguito levarne parte, lasciando intravedere lo strato sottostante. Un ultimo, leggero lavaggio ad olio col nero diluito con l’acquaragia invecchierà ed armonizzera’ il tutto. | ||
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La scenetta Un bunker minuscolo come questo andrebbe senz’altro ‘perso’ in un diorama in piena regola, mentre può essere il protagonista di una scenetta, c’è il vantaggio che ci vuole ben poco per completarla e lo si puo’ fare anche nei tempi morti di un qualsiasi altro progetto modellistico. Da un po’ di tempo ci divertiamo a restare, con le ambientazioni, sul fronte italiano, ben poco battuto dai modellisti nostrani e che riserva sempre nuove sorprese e scoperte. La scenetta vuole grossomodo riprodurre un plausibile episodio del primo autunno del 1944, quando l’Operazione Olive riprese per l’avanzata su Rimini; subito dopo le forze inglesi e canadesi attaccarono le posizioni tedesche nella zona adriatica, procedendo con lentezza ed arrivando a sud di Ravenna a fine ottobre, sia per la tenace resistenza tedesca che per il terreno difficile e le condizioni meteorologiche a volte pessime. Accanto ad un Panzernest ormai abbandonato e bonificato – per questo il portello posteriore è chiuso anche con l’aiuto di un fusto di carburante interrato, passa una coppia di tommies della 56 a divisione di fanteria (London) senza potersi troppo curare di un bambino che siede in un angolo, in attesa della sua sorte. Una scenetta non proprio allegra ma neanche drammatica , comunque plausibile perché in realtà, combattimenti a parte, molto tempo era impiegato in semplici avanzate, pattugliamenti od altro. Non descriviamo come sono stati realizzati e verniciati i figurini perché porterebbe via altro spazio, magari ne riparliamo un'altra volta. Per chi vuol saperne di piu’, vi rimandiamo al libro Panzer in Italy citato nel testo. TALLILLO Andrea e Antonio
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