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I libri
che parlano di mezzi inglesi sono generalmente tutt’altro che
numerosi e frequenti, e mancava proprio un volumetto che descrivesse
un pò più nei particolari quel tipico mezzo presente un pò su tutti
i fronti dal 1940 in poi e che in alcuni casi combattè pure in
Corea. Si tratta di una disamina molto abbastanza accurata, che non
ha la pretesa di ricalcare qualche testo molto precedente (il famoso
‘Making Tracks’ della preistoria modellistica). Col pratico e
collaudato schema della benemerita serie Osprey, senza spendere un
patrimonio ci si può agevolmente documentare, rendendosi ben conto
dell’evoluzione del concetto di mezzo per la fanteria. Esso fu
diffusissimo – una specie di jeep cingolata per gli inglesi e le
altre truppe del Commonwealth – noi italiani lo invidiammo a lungo,
arrivando a realizzarne uno similare ma troppo tardi, gli stessi
tedeschi non lo disprezzarono, rimettendolo in servizio ogni volta
che si poteva. Pure il fronte russo lo vide impiegato, da un
esercito che aveva decine di migliaia di carri armati ma in pratica
ben pochi portatruppe indigeni, in proporzione. Le circostanze lo
fecero divenire pure uno dei pochi tipi di corazzato che si poté
mettere in campo nelle fila del Corpo Italiano di Liberazione,
alcuni sono stati fotografati a Bologna, nelle Romane ed a Venezia
nel 1945.
L’intelligente layout della collana, con molte foto inedite, la
pratica suddivisione in capitoletti, le nitide illustrazioni a
colori che danno un notevole contributo all’opera, la rendono
ancora consigliabile. Peccato che, modellisticamente, perlomeno per
quel che concerne i kits in plastica in 1-35, siamo ancora fermi ad
un vecchio kit Tamiya appena migliorato con gli anni ma che richiede
molto lavoro per essere reso presentabile.
Tallillo
Andrea e Antonio
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